martedì 23 dicembre 2008

CIAO PASQUALE ETERNO FEDAYN

Inizi anni ’70, ero un ragazzino, mio zio mi portava allo stadio con lui, erano gli anni in cui si formavano i primi gruppi ultras in Italia. Il gioco del calcio mi affascinava ma c’era qualcosa all’interno di uno stadio che mi affascinava ancora di più…. Era quel nascente movimento ultras.
Non avevo ancora fondato i “fedayn” ma al Comunale di Cassino già esisteva un gruppo ultras, c’erano i “commandos” che occupavano una delle “buchette” dell’attuale Salveti.
In mezzo a quei pionieri del tifo organizzato c’era anche Pasquale D’Arpino, sicuramente un “padre” per tutti noi, senz’altro uno tra quelli che ha speso la vita amando e seguendo i colori della propria città ovunque e sempre. Fino all’ultimo istante.
Questo spazio sul blog dei “fedayn cassino” è il minimo che potevo fare per ricordare un grande amico.
Ho preso spezzoni di post sul forum di TFC e li ho inseriti qui sopra a memoria indelebile del vuoto che ha lasciato, sono piccole once di poesia, frammenti di vita.
Chiunque voglia portare il proprio saluto, il proprio pensiero, un ricordo può farlo cliccando su “commenti”, il tutto sarà raccolto ed inserito sul prossimo numero della fanzine OLD LOVE.
Paolo dei Fedayn 1977


Volvograd…… Hai sostenuto la Maglia in ogni stadio d'Italia! Hai portato i colori della Città in ogni luogo dove il Magico è sceso in campo!Continuerai a sostenere il Cassino anche da lassù!Ciao Pasquale!
Dock…… Di te ricorderò le chiacchierate al Caffè Leonardo sui "mali" del Cassino e della sua tifoseria (l'ultima 2 giorni fa...). Di te ricorderò la calma e la pacatezza che ti hanno contraddistinto sempre e comunque.
Paolo….. Cammina ancora Pasquale, precedici, i grandi uomini sono sempre avanti, le nostre strade si rincontreranno e allora faremo una grande bolgia, come non lo è stato mai.Mi mancherai amico mio.Ti abbraccio e conserva il calore per il tempo che non ci vedremo.Hasta Siempre!
Vik63……. Che ti sia lieve il cammino Pasquale , come era lieve la tua voce piena di saggezza.
StefanoBrigate……. Addio amico di tutti!!!
Antonino…… Mai una parola fuori posto, sempre consigli preziosi e dettati dal cuore...la tua amicizia per me un tesoro prezioso che custodirò gelosamente!Non importa quanto vivi, importa come vivi!
Christos……. Addio Pasquale, R.I.P.
Nikola…… Non ti conoscevo ma mi davi l'impressione di essere una persona veramente buona... Ciao Pasquale!!!!
Luca……. Non ho mai avuto il piacere di farci una chiacchierata!Ma per una persona che ha frequentato assiduamente la laterale,Pasquale è stato un vero e proprio simbolo.
Caoln85….. Ti ricordi Pasqua', quando noi eravamo bambini e tu eri il più grande della ''via pascoli''quando giocavamo a pallone nel cortile e tu ti arrabbiavi, avevamo per te ammirazione, rispetto e anche soggezione. Tu per il quartiere eri il mito....il nostro mito.
Fuorista….. Un ultras non muore mai ... ma vive e tifa nel cuore di chi resta!R.I.P. Pasquale. Vi siamo, sinceramente, vicini.Un abbraccio. CRIPS FDC CASERTA.
Venafrum…… ragazzi un forte abbraccio alla famiglia e a tutta la Cassino ultras...Voli in cielo ma lasci valori e sentimenti. Ciao Pasquale.
Davide…… Ciao Grande Amico !
Gnagnuzz…… Condoglianze da Barletta, la morte non ha colore, R.I.P. Pasquale
Ant.1966…… Immenso e Indimenticabile PASQUALE, oggi anche il prete all'uscita dalla chiesa mentre eravamo in tanti che ti piangevamo, ti ha detto e ci ha detto con il pugno alzato che quelli come noi non muoiono mai.
Fedayn….. Ciao Pasquale! Un saluto da Barcellona!R.I.P.
Tombino…… A distanza di otto anni torniamo in quello stadio, per me sarà come averti accanto… ti ricorderò sempre così.
Lozar…… Ma la malinconia pian piano vien sostituita dalla certezza gioiosa e corroborante che così come l'uomo, neanche il tempo che infierisce, mai potrà toglierci, cancellare, portarci via i nostri ricordi, pensieri, sogni!!Pasquale, la tua"traccia", ovunque tu sia,qui l'hai lasciata!!
Cannavaro…… Ricordare più di vent'anni di amicizia e di storie trascorse e vissute. Io più piccolo, a volte il più piccolo....ma c'era Pasquale e allora stava apposto.
….Con quel punto ci salvammo. Quella notte, Io e Tonino li aspettammo al bar Nimeri.Arrivò alle 2 e mezza una Uno grigia. Da dentro scesero in quattro....Francisc' 118, Cico, Joe di Caira e Pasquale.....LA GENTE COME NOI NON MUORE MAI.Ciao amico, ci si vede nell'altra vita!!!!

martedì 2 dicembre 2008

SINCE 1977


QUESTO SPAZIO DI CURVA CONTIENE
L'ENTUSIASMO, L'ESTRO, LA FANTASIA E IL CORAGGIO
DI TUTTI COLORO CHE DI QUESTA LEGGENDA
SONO I VERI PROTAGONISTI.
PER QUESTA RAGIONE NON RITENGO ASSOLUTAMENTE
POSSIBILE CHE IL TEMPO,
UNA VOLTA RIUSCITO A CONSUMARNE I CONTORNI,
SI POSSA IN ALCUN MODO APPROPRIARE
DI UN RICORDO COSì SUGGESTIVO.
Paolo dei Fedayn

mercoledì 26 novembre 2008

DESTINAZIONE MANFREDONIA

STORIA DI UNA DOMENICA VECCHIO STILE! …..Partenza fissata alle ore 10,00 tassativamente nel luogo dove Bombeo passa le sue giornate in versione tifoso d.o.c. ovvero, la madonnina. Destinazione Manfredonia (FG), tredicesima di campionato. Pranzo vigorosamente al sacco, poi strada facendo mi rendo partecipe di una bella sorpresa. Ma andiamo con ordine. Siamo dodici, come gli apostoli, ma nessuno in spirito di santità, almeno per il momento.
Dobbiamo dividerci in due tronconi; sette nella “bombmobile” e gli altri cinque nella “bellimobile”. Con me nella “bellimobile” c’è Roberto, Fabrizio della sezione Caira dei Fedayn con tanto di pezza di “Joe” al seguito, il mitico Kempes, e Muccia. Nell’altra oltre al Bombeo, ci sono i suoi due soci “in armi e in amor” Mingo e Tombino; poi Fabio detto il “Che”, Lucio, Cico e il “grande” Fernando.
Fatte le macchine si parte. La nostra auto partita dalla piazza della madonnina si incammina seguendo il pullmino delle “brigate”, l’intento era quello di andare tutti insieme, subito dopo ci accorgiamo che i ragazzi delle brigate bandiere al vento dopo un giro lungo il corso ci riportano al punto di partenza. Bella gioventù.
Ci accorgiamo subito dopo che oltre alla intemperanza propria di un’età si erano dimenticati uno dei loro a casa. E così si riparte.
L’autostrada quasi deserta è come un drago che mangia chilometri, entrati in terra di Puglia il panorama sembra cambiare, poi ti accorgi che ogni luogo ha le sue storie, ogni paesaggio morfologicamente diverso l’uno dall’altro.
In macchina ci si parla, il guardare fuori oltre i finestrini ti spinge ad avere i pensieri diversi a volte uguali. Si susseguono ricordi ed emozioni. Si raccontano storie. L’andamento non positivo della nostra tifoseria, i rimedi, le cause.
Immancabilmente i racconti confluiscono sempre sui fantastici anni ’80.
Parliamo di Joe e si raccontano aneddoti. E forse il nostro “essere ultras” è racchiuso anche in questi frangenti di vita. Poi arriva l’autogrill, il piazzale che per noi diventa il più lussuoso dei ristoranti. E qui la piacevole sorpresa.
Si apre il cofano della “bombmobile” ed ecco uscire una grande cesta di vimini, per capirci quella delle nonne; versione pellegrinaggio di Canneto. E qui il buon Mingo incomincia a ridere e ad inscenare una specie di scenetta, simula di suonare il piffero, si perché la cesta sembra quella degli incantatori di serpenti a mo di festa di San Domenico a Cucullo. Invece dalla cesta inizia ad uscire tanto ben di Dio, teglie di pasta al forno, parmigiana e dulcis in fundo tanta “chiarenza” ad addolcirci la gola. Onore alla moglie di Fernando e speranza di ritrovarci ancora per il 21 dicembre in occasione della trasferta di Barletta.
Finita l’abbuffata foto di rito e caffè propiziatore al bar dell’autogrill.
Si riparte. Usciamo dall’autostrada e ci incamminiamo per raggiungere la nostra meta. Ad un certo punto Kempes incomincia a dire di seguire la strada per San Giovanni Rotondo, da qui e per circa mezz’ora ci racconta di tutte le sue venute a Padre Pio, di ruote bucate ed altro ancora. Alla fine dell’omelia in coro esplode il classico: amen! Dopo altre peripezie e strade sbagliate arriviamo a Manfredonia.
A prima vista sembra una città nuova, bella come ogni città di mare con il suo clima e la sua solarità. Arriviamo allo stadio sotto il nostro settore posto sul lungomare. Prima di entrare ci fermiamo ad ammirare il panorama.
Il mare d’inverno conserva tutto il suo fascino, diverso dalle folle spalmate di olio nelle calde giornate d’estate. Posso fermarmi a guardarlo per ore senza stancarmi mai. Lo spettacolo per il quale siamo venuti è un altro e non il mare di Puglia. Prima di entrare altre foto per i posteri, i blù ci dicono subito che non faranno entrare niente. Mi piacerebbe pensare che hanno la stessa accortezza nel reprimere soprusi ben più grandi del vietare una bandiera allo stadio, ma in fondo se avessero avuto un cuore o un briciolo di intelligenza avrebbero fatto sicuramente un mestiere diverso. Inutile avvelenarmi più di tanto, riposo la mia pezza “vecchio fedayn” nel cofano dell’auto, pago il biglietto ed entro. È bastata una divisa e l’intelligenza di chi ci stava dentro a togliere tutta la poesia ad una giornata fantastica. “A Foggia siamo più elastici qua no”. Questa è stata la frase detta da quello che sembrava il più graduato, poi tra me e me pensando mi son detto: “figuriamoci i sottoposti che pensieri profondi avranno”. E nell’entrare mi ritornava alla mente la frase del grande Totò: “Siamo uomini o caporali?”
Occupiamo il nostro settore, l’erba sintetica del terreno e le dimensioni versione bomboniera dello stadio davano l’impressione di una partita di calcetto.
Facciamo tifo, una trentina in tutto noi ultras cassinati, tifiamo la squadra e ne sosteniamo i colori. Lo facciamo per tutta la durata della partita. Era una partita da vincere ma al triplice fischio dell’arbitro possiamo ritenerci soddisfatti del punto racimolato. Ordinatamente disordinati imbocchiamo l’uscita che ci porta fuori dallo stadio. Si riparte. Il drago ingoierà i chilometri al contrario.
La strada è sempre là, un’altra ci inghiottirà ogni stramaledetta domenica perché in fondo questa è la nostra vita. La nostra storia ultras.

Paolo dei Fedayn 1977

sabato 15 novembre 2008

NON CANCELLATE IL MIO MONDO

Non avevo ancora quattordici anni quando ho iniziato a colorare i miei primi striscioni. Non c’erano maestri a insegnarmi quello che il tempo e la strada mi hanno insegnato. È stata la mia palestra di vita. Con gli amici, compagni inseparabili lungo le vie che conducevano ai nostri sogni adolescenziali. Quattro calci per strada al pallone e quelle partite che non finivano mai, quel “super santos” che per noi era qualcosa di più di un semplice pallone. Tornavamo a casa la sera sempre sudati e neri di polvere e con le ginocchia sbucciate in pantaloni continuamente bucati. Erano gli anni della spensieratezza, delle corse a perdifiato, dei sogni. Erano gli anni dove cresceva forte l’amicizia. Grande era la passione per la nostra città. Grande l’amore per la squadra della nostra città. Erano pochi gli anni in quel pentagramma chiamato vita. Ci sentivamo invincibili di fronte al mondo, con la forza della nostra disordinata compattezza.
Quell’edificio scolastico di via Pascoli, con la sua recinzione, al centro della città. Punto del nostro universo. Alberi, verde e sassi e quella scuola al centro di quel fortino. Era il nostro west. Scavalcavamo la recinzione e lasciavamo il mondo fuori. La città con i suoi “mostri” era vinta, dimenticata. E allora giù a correre, ridere a caricarci di vita in infinite partite senza sosta.
Siamo cresciuti in quel quartiere di case popolari. Binda, Bruno Maisto, testimoni di un mondo semplice, orgoglioso e onesto sono stati tasselli essenziali nel puzzle della nostra esistenza.
In quell’angolo di vita fortificammo la fede per il Cassino. Lì iniziammo a disegnare, ad abbozzare i primi striscioni. A colorare le bandiere. Lì il nonno di Maurizio ci ricaricava le batterie d’auto per le trombe. Da lì partivamo la domenica mattina in gruppo. Non conoscevamo giornate di sole o di pioggia. Sopportavamo il peso delle batterie che a turno lungo il tragitto fino allo stadio a mano portavamo. Entravamo in quello stadio che ci ha visto crescere. Era la nostra seconda casa. Lì abbiamo conosciuto gioie e dolori profondi.
Lì portavamo i nostri primi tamburi, carcasse di bidoni di ferro. Le bacchette erano mazze di scopa. Entravamo con campanacci pesanti e rumorosi. Le bandiere erano sorrette da canne di bambù. Poi nel tempo i nostri striscioni erano più precisi. I tamburi erano quelli delle bande musicali, le aste delle bandiere tubi leggeri in plastica. Entravamo con i fumoni. Entravamo la mattina a preparare le coreografie e nelle partite importanti mangiavamo allo stadio. Era casa nostra.
Abbiamo consumato la vita su e giù, sulle gradinate di stadi di mezza Italia. Abbiamo masticato nelle domeniche di calcio il pane della nostra passione. Eravamo liberi in un mondo libero. Ci sentivamo ricchi senza una lira in tasca. Nessuno ci vietava la nostra fede. Nessuna legge offendeva i nostri ideali. Non abbiamo mai fatto del male a nessuno con gli strumenti del nostro tifo. Non hanno mai ammazzato nessuno le nostre coreografie domenicali.
Adesso ho più di quarantacinque anni, un figlio di quasi cinque anni e un’altra che tra poco di anni ne compirà diciannove. La fede incrollabile per la squadra della mia città mi spinge la domenica ancora allo stadio ma quel posto che mi ha visto crescere e regalato gioie ed emozioni incancellabili, quello stadio, quell’isola felice oggi non è più casa mia.
Affaristi senza scrupoli, faccendieri incalliti sostenuti da politicanti da strapazzo. Ladri di poesia. Mistificatori di sogni. Hanno rubato a quelle gradinate i suoni, i colori. Gli striscioni, i tamburi, le bandiere che bucavano il cielo. Hanno rubato la mia identità. Hanno mortificato la mia intelligenza. Hanno spogliato le nostre curve della parte più bella e viva; folklore, goliardia, e fantasia.
Queste leggi che ci obbligano a denunciare anche la più piccola pezza se questa reca qualche scritta. I nostri nomi negli schedari di commissariati di mezza Italia. In trasferta ci impacchettano nei pullman come sardine e lungo il tragitto sei obbligato a seguire percorsi e fermate già pianificate.
Non si scende neanche per pisciare. Leggi su leggi che umiliano e discriminano.
Ma siamo ancora qui, vivi e orgogliosi del nostro modo di essere, di fare, senza tempo, senza legge... Sono passati trent’anni. Avevo tutto e non ho più nulla.

PAOLO dei FEDAYN 1977



martedì 11 novembre 2008

DELITTO SANDRI....un anno dopo


GIUSTIZIA..... Perché crediamo ancora, che malgrado tutto questo sia ancora uno stato di diritto e non uno stato di polizia permanente. Perché restiamo fermamente convinti che la violenza sia un problema sociale e non un problema di ordine pubblico. Perché violenza genera solo violenza.

GIUSTIZIA..... Perché in una mattina di novembre un agente della polizia di stato si innalza a giudice, si apposta dove ha più visibilità, estrae il ferro e con tutta calma prende la mira e fa fuoco dall’altra parte, oltre il new jersy. In una domenica di novembre un ragazzo colpevole di essere tifoso resta sull'asfalto di un autogrill.

GIUSTIZIA..... Perché Gabriele Sandri chiede giustizia. Perché non è giusto morire. Non è giusto in quel modo. Perché un anno dopo, l’assassino è ancora libero. Perché vogliamo chiarezza. Per non dimenticare.

GIUSTIZIA..... Perché non siamo omologabili. Perché crediamo ancora che libertà e dignità siano beni da preservare. Perché leggi, decreti e decretini non potranno mai privarci della gioia e della rabbia di ritrovarci ancora qui a manifestare.

sabato 8 novembre 2008

Anagni 15 maggio 2005


Maggio del 2005, Anagni.
Altro pezzo di storia ultras cassinate.
Spareggio per andare in D contro l'Almas Roma.
Grazie alla nostra passione, alla nostra forza d'urto
portammo il Cassino al trionfo.
Questa è un altra pagina ultras memorabile.

martedì 28 ottobre 2008

ULTRAS: ULTIMO GRIDO DI LIBERTA'


“VIENE DOPO LE FINTE BATTAGLIE IL GIORNO CHE C'E' DA FAR SUL SERIO, E SI RISTABILISCE DI COLPO LA GERARCHIA NATURALE: AVANTI GLI ULTIMI, I DIMENTICATI, I MALVISTI E DERISI. ESSI EBBERO LA FORTUNA DI NON FAR CARRIERA, ANZI DI NON VOLERLA FARE; DI NON SMARRIRE LE PROPRIE VIRTU’ NEL FRASTUONO DEGLI ELOGI MENTITI E DEI BATTIMANI CONVENZIONALI; DI ASSAPORARE AMAREZZE SANE, IRE SANE, CONOSCERE LUNGHI SILENZI, SACRIFICI OSTINATI E SENZA LACRIME, SOLITUDINI DI PIETRA, AMICIZIE NON SOTTOPOSTE ALL’UTILE E NON IMPERNIATE SULL’INTRIGO… VIENE IL MOMENTO CHE LA STORIA, IL DESTINO, O CHIAMIAMOLO COME VOGLIAMO, HA BISOGNO DI LORO: E LI TROVA.
IL PROBLEMA DEI GIOVANI E' QUI, E' QUESTO ED E' ENORMEMENTE SEMPLICE CI PARE.”


giovedì 16 ottobre 2008

A VOLTE IL VINCITORE....

Nel nostro mondo non c’è competizione, non ci sono traguardi da raggiungere né scudetti da cucire sulle maglie. Navighiamo sempre contro e sempre fieri delle nostre tradizioni e dei nostri colori. Tifiamo Cassino perché è la squadra della nostra città, non convenzionali. Né mode, né condizionamenti.
Continuiamo a credere che dopo ogni domenica ce ne sia un’altra, poi un’altra ancora. È stato così per tutti gli anni andati, sarà ancora così per tutti gli altri che ancora dovranno venire.
Abbiamo vissuto la polvere di campi infimi e tribune fatte di rocce. Abbiamo innalzato sotto il cielo di Viareggio in una notte magica la Coppa Italia contro gli “avversari” di sempre. Abbiamo consumato attimi di vita fatti di panini nella tolfa e di birre a spegnerci la sete e ad incendiarci il fegato.
Sentiamo ancora il battito impazzito ed incessante dei tamburi e le voci dei megafoni a dar voce e tempo agli altri. Vediamo ancora il volto dei compagni sparire pian piano dietro il colore dei fumogeni. Sentiamo quel fumo acre addosso e come un incantesimo ritrovarci tutti avvolti nella stessa magia.
Vediamo ancora le nostre coreografie, le vittorie, le sconfitte. Le bandiere al cielo simbolo della nostra libertà. Nostro orgoglio di un passato che è sempre futuro.
È tutto tatuato nel cuore, indelebile segno che il tempo non scalfisce e non ruba.
Ci ritroviamo con il peso dell’età che ci fa più “grandi” nelle barbe imbiancate e nelle teste con i capelli persi.
Gli amici che il tempo non ci ha portato via restano ancora qui a vincere i giorni.
La nostra fantasia, la rabbia, la nostra passione disegnano ancora la nostra curva beffando destino, tempi e mode.
Siamo ancora qui e non ci saranno scudetti, medaglie e trofei a riempire bacheche, solo la nostra incommensurabile passione fonte del nostro orgoglio.
E come diceva Jim Morrison...


A VOLTE IL VINCITORE E’ SEMPLICEMENTE UN SOGNATORE CHE NON HA MAI MOLLATO

domenica 12 ottobre 2008

ON THE ROAD - CASSINATI TOUR

Photobucket

Ho portato i miei colori
nelle strade e negli stadi
dell’Italia intera.
Ho innalzato fiero il biancoazzurro
dei miei vessilli, fino a confonderlo
con l’azzurro del cielo.
Ho trascorso attimi di vita
Fatti di rinunce e di attese.
di sudore, di gioie, sorrisi e pianti.
Contro il tempo, contro tutto.
in spazi di tribuna o nei pullman
consumando chilometri.
Ho visto amici andare,
perdersi e ritrovarsi.
Ho visto, vissuto e vinto.
Per il mio Cassino, per la mia città,
per i miei ideali.
Sono ancora qui, con orgoglio,
parte di questa leggenda.
Parte dei FEDAYN CASSINO.

sabato 11 ottobre 2008


Per noi gli 80 sono stati anni favolosi, non avevamo una lira in tasca e quel poco che avevamo lo utilizzavamo per comprare i fumoni o le pelli ai tamburi. Per noi il Cassino è stata la prima cosa, era come una mamma, meglio di un'amante. Avevamo i jeans logorati dal tempo e non potevamo permettercene altri perchè quei 4 soldi che avevamo li spendevamo per le coreografie. Sapessi giovane amico quante volte ci siamo arrampicati ai primi piani per procurarci lenzuoli stesi per farne poi striscioni. O quando alle feste montavano palchi e noi aspettavamo la notte fonda per procurarci quei teli blu a noi così cari. Questo è vivere ultras. Abbiamo vissuto intensamente un ideale dove tutti ci sentivamo uniti dalla stessa fede. I nostri raid notturni in stazione dove gentilmente ci venivano "offerte" torce ed estintori. Questo è stato il nostro mondo, 7 giorni su 7 e 24 ore al giorno senza soluzione di continuità.
Ma forse per te caro amico che non hai mai condiviso quell’emozione è un pò difficile capirci. Non sai l'ebbrezza di avere un megafono in mano e sentire che altri come te fanno eco alle tue parole. Non sai l'ebbrezza dei fumogeni quando quel fumo acre, denso e colorato sale sfumando il viso del tuo compagno a fianco e ti ritrovavi coinvolto nella stessa magia. Non hai mai provato a stare in piedi per quasi 2 ore su una ringhiera e dare le spalle al campo e il tempo ai compagni?
No giovane amico sono ancora un ultras e mi dispiace ma con tutto il rispetto per chi si “dichiara” resto fermo sulle mie idee, sulla mia storia di Fedayn. Fino alla fine. Fino alla vittoria.
Con affetto

Paolo dei Fedayn 1977
(tratto da OLD LOVE n.29)

A DIFESA DI UNA FEDE


Troppo spesso accade che il trascorrere del tempo faccia perdere la memoria storica di un avvenimento, cancellandone ogni traccia e riscrivendo un pezzo di storia nel modo più conveniente per la parte che gode del privilegio di avere “il coltello dalla parte del manico”. Esattamente ottanta anni fa, e precisamente il 06 dicembre 1926, la nostra amata Città veniva inglobata nella nascente provincia di Frosinone. Da quel giorno in poi, in modo sistematico e ben architettato, si è tentato di cancellare la nostra identità territoriale etichettandoci con il nome di una popolazione che mai nella storia ha dimorato nel nostro territorio. La scelta di non dare a Cassino il ruolo che per importanza storica, culturale e sociale le spettava di diritto, derivò solo dal CAPRICCIO di chi in quel tempo ricopriva il ruolo di capo del Governo.
Perché di puro e semplice CAPRICCIO si trattò è facile intuirlo dalle motivazioni che determinarono la scelta.
In via ufficiale si parlò del centro ciociaro come località geograficamente più equilibrata all’interno dell’assetto territoriale, nonostante fosse tra le meno importanti e popolate della zona (Frosinone all’epoca contava circa 10.000 abitanti, meno della metà di Cassino…).
Ma come la storia ci ha insegnato il regime del ventennio è sempre stato molto generoso verso chi docilmente si sottometteva alle sue logiche e molto meno con chi, di fronte a certi avvenimenti, non distoglieva lo sguardo facendo finta che nulla fosse accaduto.
E Cassino, per l’allora capo del governo, ebbe l’indicibile colpa di essere sede di un Tribunale che, unico in Italia, osò tentare di fare luce, per mezzo di una inchiesta, su una delle pagine più buie della storia italiana: il delitto Matteotti, parlamentare socialista e fiero oppositore del fascismo! Questa indagine alimentò nel despota un profondo odio nei confronti della nostra Cassino, che da lui venne etichettata come la “Città dei 100 avvocatacci”, rea di voler ostacolare la sua inarrestabile corsa verso l’egemonia assoluta sull’Italia intera.
E per mezzo della sua IMPOSIZIONE fu scelto un altro capoluogo di Provincia, nonostante Cassino in quel tempo ricopriva un ruolo strategico e fondamentale della vita democratica d’Italia.
Oggi, allora, vogliamo ricordare a tutti i nostri concittadini e a tutti gli amici dei centri vicini che seguono le sorti del Cassino Calcio, che nonostante siano passati 80 anni, abbiamo l’obbligo di essere sempre più consapevoli, coscienti ed orgogliosi della nostra storia e delle nostre origini. Ed è per questo che abbiamo deciso di ricordare che NOI NON SIAMO CIOCIARI, non perché ci sentiamo migliori o peggiori di loro ma semplicemente perché SOLO NOI possiamo orgogliosamente vantarci di essere gli unici eredi della tradizione della TERRA DI SAN BENEDETTO!


Jefe&Lson – u.t.s.b. Cassino

6 DICEMBRE 1926: PER STORIA E TRADIZIONE NESSUN RISPETTO…
FROSINONE PROVINCIA SOLO PER IL CAPRICCIO DI UN DUCETTO!

(questo pezzo è stato scritto dagli amici degli utsb per la fanzine OLD LOVE e pubblicato sulla fanza n.2 del 10 dicembre 2006)

Dal 6 dicembre 1926 CASSINO Città SENZA PROVINCIA


venerdì 10 ottobre 2008

Benvenuti e luce sia........













Oggi è nato il nuovo BLOG dei Fedayn Cassino 1977!!! Auguri Fedayn, ed auguri a colui che lo curerà... PAOLO!!!
Gli amici di www.tifocassino.com